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Amministrazione
STRADA DEI PARCHI S.p.a.: chiediamo trasparenza
26 Gen, 2012 at 06:32 PM

STRADA DEI PARCHI S.p.a.: CHIEDIAMO TRASPARENZA

(i diritti di tutti prevalgano sull’interesse di pochi)

Facendo seguito ai comunicati del 20 e 23 gennaio 2012 delle RSA Filt-CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, UGL-AT, SLA-CISAL abbiamo inoltrato all’azienda in data 26.01.2012 la lettera fax il cui testo riportiamo di seguito.

Nel comunicato ai lavoratori delle RSA di Filt-CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, SLA-CISAL, UGL-AT, datato 20.01.2012, si legge della discussione in corso con l’azienda circa la “tenuta” dei livelli occupazionali che, testualmente, hanno visto le OO.SS. compatte nel respingere ogni tentativo di aggirare il contenuto del rapporto concessorio in essere e del piano finanziario che ne è parte integrante”  senza però precisare se il citato “contenuto del rapporto concessorio in essere e del piano finanziario” preveda il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, nonché, si legge, che “non potrà avere alcun effetto sul presidio delle stazioni autostradali” una non meglio specificata previsione di nuovi sistemi di armonizzazione Europea per la riscossione del pedaggio e si aggiunge che “nessuna diversa collocazione della sede della Direzione potrà essere accettata e condivisa”. Tale ferma posizione, già oscura per quanto detto, inoltre cade in contraddizione con quanto è affermato a conclusione dello stesso comunicato cioè che “la ripresa del confronto”, fissata per il 2 febbraio p.v., dovrà “preventivamente avvicinare le posizioni” e quindi con la dichiarazione della disponibilità a trattare.

In riferimento a quanto esposto, la scrivente O.S. chiede urgentemente un incontro, rilevando che riterrà equivalente una tempestiva nota chiarificatrice dell’azienda ai/lle lavoratori/trici, nel contempo reiterando, nuovamente, l’invito ad aprire una trattativa al fine di comporre le vertenze legali, in corso ormai da ben otto anni, per la definitiva stabilizzazione dei precari i quali, ricordiamo, hanno trascorso anche da decenni la propria attività lavorativa in azienda, sebbene con altre gestioni, senza ottenere la sperata, da sempre, assunzione a tempo indeterminato a causa dell’assenza di una graduatoria e dell’adozione di altri discutibili criteri.

In conclusione, riaffermando che la nostra O.S. non partecipa ad una qualsivoglia riunione senza essere stata invitata e, per di più, senza che siano chiari gli intendimenti e gli argomenti in discussione, informiamo della disponibilità, in ogni caso, a farci carico di convocare una assemblea, fuori dalle sedi aziendali e dall’orario di lavoro, qualora tale iniziativa si rilevasse essere esigenza effettivamente avvertita dai/lle  lavoratori/trici che, nel caso così fosse, invitiamo a richiederci utilizzando il link “contattaci” del nostro sito www.cobasautostrade.it

Roma, lì 26.01.2012                          

COBAS del Lavoro Privato – Confederazione COBAS


      


IL PUNTO
10 Ago, 2011 at 06:08 PM
150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

(04.12.2011)

All’avvicinarsi della conclusione della celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia vogliamo anche noi celebrare a modo nostro e quindi in riferimento all’arrivo della corrente grave crisi che pone in discussione l’attuale sistema.

Per farlo ci ispiriamo al film “In nome del Papa Re” di Luigi Magni, ambientato nel 1867, quindi alla vigilia della presa di Roma e della fine  del potere temporale della Chiesa ad opera del Regno d’Italia, richiamando la celebre frase con la quale Monsignor Colombo da Priverno, interpretato da Nino Manfredi, si rivolge al perpetuo: Serafi', qui non finisce perché arrivano gli italiani: qui arrivano gli italiani proprio perché è finita.”.

 

MANOVRA GOVERNO MONTI

(04.12.2011)

Dopo la commozione del Ministro Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità, Dott.ssa Elsa Fornero, nell’annunciare la ennesima "riforma" delle pensioni, chiediamo di cantare, o quantomeno ascoltare, la canzone “Ho visto un Re”, testo di Dario Fo.

Pagano sempre gli stessi ? Probabilmente perché sono sempre gli "stessi" che li rappresentano.

Grazie per la collaborazione e la comprensione.

 

 

Comunicato stampa

(04.12.2011)

 

Una patrimoniale alla rovescia

Monti

ruba a chi ha sempre pagato e non tocca ricchi, evasori, politicanti e corrotti

 

Alla fine Monti una “patrimoniale” l’ha fatta, però alla rovescia, applicandola a quel poco di redditi e di diritti restati a milioni di salariati e di ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti.

La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni.

Nonostante l’INPS sia in attivo (se si escludono le spese assistenziali, assurdamente a carico delle pensioni), malgrado ci siano tre milioni di persone che ricevono pensioni da 5.000,00 fino a decine di migliaia di euro mensili e/o cumulino più pensioni a lauti stipendi succhiando oltre 200 miliardi all’anno, ancora una volta vengono colpiti i più deboli.

Lavoratori dai miseri salari, sfruttati fin da giovanissimi e in attività usuranti, dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41), con un furto di almeno 30 mila euro in media. Il passaggio al contributivo per tutti/e è un ladrocinio ancor maggiore, da diverse decine a centinaia di migliaia di euro. Ed è un furto anche l’innalzamento di un anno delle pensioni di vecchiaia, mentre sparirà l’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1.000,00 euro lordi in su. La nuova ICI colpirà (rivalutazione delle rendite catastali del 60%) tanti lavoratori/trici a basso reddito, che con grandi sforzi hanno acquistato una casa che spesso non hanno ancora pagato, mentre l’ulteriore aumento di 2 punti dell’IVA deruberà ulteriormente settori popolari già spremuti fino all’osso.

La vera “patrimoniale” è invece sparita, insieme all’aumento dell’IRPEF per i redditi più alti: eppure sarebbe bastata una tassa dell’1% sui patrimoni di quel 10% di ricchi che posseggono il 55% della ricchezza nazionale, per avere oltre 50 miliardi di euro, il doppio dell’attuale manovraccia.

Né pagheranno alcunché le banche, la grande finanza, gli squali redditieri che hanno ingigantito la crisi e che ci si arricchiscono tuttora.

Gli evasori, quelli/e che derubano le casse pubbliche di circa 300 miliardi l’anno, non verranno manco sfiorati dalla “tracciabilità” oltre i mille euro.

Il taglio dei costi della politica politicante è svanito, vitalizi e cumuli di pensione (basterebbe eliminarli per recuperare un centinaio di miliardi annui) compresi.

E nulla toccherà la corruzione interna alle strutture istituzionali e amministrative che dilapida almeno 200 miliardi annui.

Centrodestra e centrosinistra mugugnano come Cgil, Cisl e Uil ma accetteranno tutto, sotto diktat di quegli Stati “virtuosi”, Germania in primis, che si sono arricchiti con l’euro e che vogliono far pagare la crisi ai settori popolari dei paesi come l’Italia, che hanno salari, pensioni e garanzie dimezzati rispetto ai paesi “forti”.

Non possiamo sperare nulla dalle caste politiche e sindacali di Stato. Dobbiamo rapidamente costruire la più vasta alleanza sociale tra tutti/e coloro che pagheranno la crisi, usando tutte le forme di protesta, da mettere in campo nelle prossime settimane, che allarghino e potenzino il fronte anti-crisi, in assoluta indipendenza dalle forze politiche e sindacali del capitalismo privato e di Stato.

LA CRISI VA PAGATA

DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE

Piero Bernocchi     portavoce nazionale COBAS

 
 
 
 
 
ACQUA BENE COMUNE 
 
BILANCIO DELLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DEL 26.11.11 

(28.11.2011)

Almeno 50.000 acquaioli hanno dato vita alla manifestazione nazionale, che a Roma in corteo ha sfilato per ore da P.zza della Repubblica a P.zza Bocca della Verità, divenuta il simbolo della vittoria referendaria; tra questi i Cobas che erano di gran lunga l’organizzazione sindacale più partecipe, con il significativo striscione “acqua bene comune: autoriduzione, pubblicizzazione“.

Era sera oltrepassata, quando sono iniziate le comunicazioni dai vari comitati sparsi in tutta Italia - anche gli alluvionati siciliani, i lavoratori ”wagon lits” licenziati dalle FS, un compagno palestinese descrivente le sofferenze di quel popolo  anche per la rapina israeliana dell’acqua nei territori occupati - intervallate da spazi culturali, così che l’iniziativa è andata avanti fino al limitare delle ore 20 con il saluto ai ripartenti e con l’appello a rendere effettivo il risultato referendario, praticando l’autoriduzione delle bollette e la ripubblicizzazione delle gestioni spa.

Di questa importante giornata, che segna una decisiva indicazione di opposizione alle misure che sta per predisporre il governo Monti, non si trova traccia nei media-Tv  della sera del 26/11 fatto salvo per il TG3 nazionale che ha dato ampio risalto alla mobilitazione. Il 27/11 la notizia è scomparsa dai  grandi media nazionali fatta eccezione per L' Unità, Il Messaggero, Manifesto e Liberazione.

Ovvio che, sia al  governo Monti - alla vigilia di altra macelleria sociale - che ai media privatizzatori, il successo della manifestazione risulta indigesto e quindi hanno imposto il bavaglio.

Non era facile la manifestazione del 26/11, ma anche nelle difficoltà del presente il popolo dell'acqua ha dimostrato di esserci e di rilanciare "all'attacco", promuovendo l'autoriduzione della tariffa-bolletta con la campagna "obbedienza civile" e la ripubblicizzazione delle gestioni; anche per denunciare e impedire agli enti locali di privatizzare, il particolare a quelli diretti dal centrosinistra, vedi Torino (maggioranza allargata a SEL), che fanno l'esatto contrario di quanto si aspetta la cittadinanza, privatizzano invece di pubblicizzare come il Comune di Napoli insegna.

Un'altra bella giornata di democrazia diretta e di impegno per i beni comuni.

Confederazione  Cobas

 
BILANCIO DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DEL 17.11.11 

(18.11.2011)

 

OLTRE CENTOMILA STUDENTI E LAVORATORI SFIDUCIANO IL GOVERNO MONTI

A nostra memoria mai un governo è stato sfiduciato nelle piazze con tanta rapidità. Che le caratteristiche aziendali e ultra-liberiste del governo Monti siano cristalline lo hanno dimostrato oggi in piazza oltre centomila studenti e lavoratori/trici COBAS e CUB in sciopero generale, che hanno manifestato in più di 60 città. La partecipazione ai cortei è stata particolarmente rilevante a Roma e Napoli, con oltre diecimila partecipanti per città, ma migliaia di studenti e lavoratori erano presenti anche nelle strade di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Palermo, Cagliari, Salerno, Genova, Bari, Catania, Pescara e, seppur con cifre minori, in almeno altri cinquanta capoluoghi di provincia. Le manifestazioni sono state assolutamente pacifiche, salvo laddove, come a Milano, Torino e Palermo, la polizia ha sciaguratamente caricato i manifestanti, provocando anche alcuni feriti. La protesta è stata corale contro il governo bipartisan Monti, che oggi ha ricevuto invece la fiducia delle principali forze parlamentari (tranne la Lega) sulla base di un programma ultra-liberista e presentando una lista di ministri che sono stati finora esponenti ai massimi livelli di gruppi finanziari e banche, del Vaticano e del capitalismo di Stato e privato e che da sempre predicano le politiche antipopolari che hanno provocato la catastrofica crisi.

Particolarmente bersagliato oggi da studenti e insegnanti il neo-ministro della Pubblica Istruzione, fino a ieri Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, esaltatore della scuola-azienda e dell’ Università-impresa, uno che parla in italo-inglese, che si autodefinisce “marketing oriented” e “incubatore di imprese”, che si vanta di aver creato al Politecnico 109 imprese interne e 14 fondi finanziari e che si lamenta perché nelle sue facoltà gli studenti non vengono ancora formati come imprenditori; ma anche il ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture il super-banchiere di Intesa Corrado Passera; o quello dei Beni culturali Ornaghi, fino a ieri Rettore della Cattolica, braccio culturale del Vaticano; o Clini ministro dell’Ambiente che, in spregio alla volontà degli italiani, straparla di nucleare da introdurre e TAV da fare a tutti i costi.

Abbiamo salutato con soddisfazione la caduta del governo Berlusconi. Ma il governo Monti si annuncia altrettanto (se non più) micidiale: vuole imporre la libertà totale di licenziare, il collocamento dei dipendenti pubblici in “esubero” in Cassa Integrazione, anticamera del licenziamento dopo 24 mesi, l’eliminazione delle pensioni di anzianità e del sistema retributivo, la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali malgrado i risultati dei referendum, la svendita del patrimonio naturale e artistico e le distruttive Grandi Opere, la re-introduzione dell’ICI sulla prima casa, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità e la retribuzione dei docenti in base ai grotteschi quiz Invalsi.

 

LA CRISI E IL DEBITO VANNO PAGATI

DA CHI LI HA PROVOCATI E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.

Nella manovraccia approvata dalla casta bipartisan non c’è neanche un provvedimento che faccia pagare la crisi a chi l’ha provocata e a chi ci si arricchisce. Con una seria patrimoniale, recuperando gran parte della evasione fiscale, riducendo drasticamente la corruzione dilagante nelle strutture pubbliche, riducendo le “pensioni d’oro”, cancellando le missioni di guerra e tagliando le spese militari avremmo alcune centinaia di  miliardi annui non solo per aggiustare il bilancio ma per salari e pensioni adeguati, investimenti nell’istruzione e nella sanità, nei servizi sociali, nella tutela del patrimonio naturale ed artistico; per porre fine alla precarietà e garantire un reddito minimo per tutti/e.

Particolare soddisfazione ci ha procurato, infine, l’andamento della manifestazione romana, ove studenti e lavoratori/trici dei COBAS e della CUB hanno posto fine agli intollerabili divieti del sindaco Alemanno che per un mese aveva sottratto ai cittadini/e il diritto di manifestare liberamente. Il corteo unitario è arrivato fino a 50 metri dall’ingresso del Senato dove Monti presentava il suo nefasto programma e il suo governo aziendale. Diffidiamo comunque Alemanno dal reiterare i divieti di manifestare pacificamente nelle vie della città. Fin d’ora diciamo che come COBAS ci batteremo contro qualsiasi limitazione a tale democratico diritto

Piero Bernocchi   portavoce nazionale COBAS

 

UN IGNOBILE ATTACCO AI COBAS,

L’ANALISI DEL 15 OTTOBRE E COME CONTINUARE 

Nel sito di Contropiano, giornale della Rete dei Comunisti (questa formazione, che andrebbe definita Rete degli Stalinisti, costituisce da sempre il "braccio politico" della RdB, oggi costituente principale del sindacato USB), che nelle settimane scorse aveva continuamente diffuso resoconti delle riunioni nazionali per il 15 ottobre che accusavano i promotori del corteo a Piazza S. Giovanni di essere al servizio del centrosinistra per depotenziare la protesta, è comparso un ignobile scritto, una vera dichiarazione di guerra nei confronti di Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei COBAS, di Luca Casarini (oltre che di Vendola) e di quelle che vengono definite le “loro rispettive formazioni politiche", e cioè, per quel che ci riguarda, i COBAS.

Miserabili farneticazioni staliniste.

Nel miserabile e farneticante testo stalinista Bernocchi e Casarini (e "le loro formazioni politiche") sono dichiarati "nemici di classe... personaggi e forze politiche simili a Noske e a quelli che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl e Rosa (n.d.s. Liebknecht e Luxemburg) e che hanno fatto scempio degli spartachisti… che hanno dato un pieno appoggio alla guerra imperialista in Libia, e lo hanno tradotto sul piano nazionale nel partito della delazione al servizio delle classi dominanti… che vanno combattuti (n.d.s. manu militari?) in ogni contesto di classe come agenti attivi della borghesia imperialista". C'è poi la accusa, già fatta circolare ossessivamente in questi giorni, su posti nel "sottobosco politico governativo" che ci sarebbero stati promessi dal centrosinistra, leit-motiv di chi, sulla base di questa folle tesi, per un mese ha bollato, nel Coordinamento 15 ottobre e fuori, la proposta di concludere a Piazza S. Giovanni come scelta di "collaborazione di classe" e di resa alla borghesia e al centrosinistra. La pubblicazione del delirante scritto, che ripropone le peggiori argomentazioni staliniste di parecchi decenni fa, ci pare una testimonianza decisiva e inappellabile sul ruolo svolto da questa gente nell'ultimo mese e sull'insanabilità del conflitto scagliatoci contro in tale periodo. Pensiamo che nessuno/a debba sottovalutare la faccenda. Se gente che è stata nel Coordinamento pubblica tale materiale infame, che invita a "combattere" (con ogni mezzo, si capisce dalla furia delle accuse) i Noske odierni, significa che ha deciso di dichiarare guerra in primis ai COBAS, a Global Project, a Uniti per l'Alternativa ma, più in generale, a tutti coloro che volevano un gigantesco corteo verso S. Giovanni, con accampate successive, come strumento per garantire non solo la più ampia partecipazione ma soprattutto la prosecuzione e l’allargamento della lotta contro la crisi. Il lurido attacco è personificato ma è diretto alle nostre "formazioni politiche" e, data la violenza delle argomentazioni, lascia facilmente intendere che si possa (o si debba) arrivare nei nostri confronti alla aggressione fisica anche in forme pesanti, come meriterebbero "assassini alla Noske" o "nemici di classe" con le mani sporche di sangue delle Rose e Karl odierni. E’ ovvio che, come COBAS, noi ne trarremo le immediate conseguenze in ogni sede, troncando ogni rapporto con gente del genere e invitando alla massima vigilanza nei confronti di chi osa farci minacce di tale gravità. Ma ci pare altresì utile estendere il discorso a una serie di altre infamie nei nostri confronti che, pur non raggiungendo il parossismo violento di questo scritto, spiegano il clima in cui è maturato.

Cosa hanno fatto realmente in piazza i COBAS.

Per l’opera di autotutela del nostro pezzo di corteo ma anche di una parte significativa del resto, come COBAS siamo stati accusati in rete e in alcune liste e blog di una serie di nefandezze inventate di sana pianta. Coperti dall’anonimato vigliacco, alcuni sedicenti “compagni/e” ci hanno accusato di avere, nell’ordine: a) consegnato alla polizia alcuni degli sciagurati sfasciacarrozze durante il corteo; b) caricato e picchiato parte degli stessi; c) sollecitato ed effettuato delazioni nei confronti degli autori di “prodezze” come l’incendio di una casa privata con inquilini sottratti in extremis al rogo o di decine di auto a pochi metri dal corteo o il saccheggio di una sacrestia con annessa distruzione di statue religiose; d) il tutto pur di ottenere qualche seggio parlamentare nelle prossime (?) elezioni nelle liste di SEL. In realtà i COBAS, rischiando pesantemente in proprio, hanno cercato di garantire in ogni modo l’incolumità del maggior numero di persone possibili e la volontà generale di concludere il corteo a Piazza S. Giovanni, per dare poi avvio in piazza ad una permanenza stabile e crescente della protesta. Lo abbiamo fatto a mani nude, tutelando in primis il nostro pezzo di corteo (per inciso il più grande tra quelli delle singole organizzazioni), ma attraversando strade in fiamme cercando di evitare danni ad ognuno/a, senza disunirci, subendo cariche di polizia a pochi metri senza un passo indietro e facendo muro in difesa dei non-organizzati, resistendo un’ora e mezza tra i lacrimogeni che arrivasse il resto del corteo a S. Giovanni, tra i raid delle camionette e la folle scorreria dei blindati con gli idranti che hanno persino investito il nostro camion e evitato il morto per puro caso. Abbiamo conservato la compattezza fino alla ripartenza per il Circo Massimo quando è apparso evidente che il Ministero degli Interni aveva deciso di aggredire la piazza per umiliare e criminalizzare la protesta dell’intero corteo e che dunque non eravamo più in grado, restando a S. Giovanni, di tutelare alcuno/a. Ma abbiamo fatto anche di più. La cecità o il cinismo di chi plaude agli sfasciavetrine e ai devastatori - che in realtà hanno offerto un gigantesco regalo al governo ma anche a quell’”opposizione” di centrosinistra che, convinta di avere il potere a portata di mano, vuole sbarazzarsi anch’essa di un movimento tanto ingombrante - fanno loro cancellare il fatto che magari uno 0,01% degli italiani ce l'avrà pure con noi “da sinistra” (o meglio, così crede), ma che nel contempo la stragrande maggioranza non solo dei partecipanti al corteo ma di coloro che guardano con simpatia al movimento anti-crisi ci chiedono piuttosto come mai non abbiamo buttato fuori i devastatori. E questo umore si è manifestato durante tutto il corteo. A ripetizione centinaia di singoli manifestanti non “inquadrati” hanno chiesto l’espulsione degli sfasciacarrozze e a mani nude li hanno affrontati. Siamo dovuti intervenire ripetutamente (e le documentazioni sono facilmente reperibili) per impedire scontri interni al corteo che lo avrebbero ancor più devastato o per sottrarre, dalle mani dei più arrabbiati, sciagurati che ne avevano fatto di davvero grosse (tipo il distruttore e calpestatore di Madonne o chi metteva bombe-carta nei cassonetti a cinque metri dal corteo). D’altra parte tale compito potevano assumerselo solo coloro che avevano una parte strutturata: perché, a chi ci accusa di disorganizzazione, dobbiamo ricordare che più di metà corteo era fatta di manifestanti che non volevano collocarsi in nessuno dei pezzi organizzati (in cui giustamente si riservavano il diritto di non riconoscersi) né accettavano limitazioni alla loro libertà di movimento. Tale nostra posizione appare oggi (come durante il corteo) non solo larghissimamente maggioritaria a livello di massa ma anche l’unica utile per far ripartire alla grande il movimento: ed è apprezzato il coraggio e la determinazione con cui la stiamo portando avanti, malgrado gli attacchi di ristretti settori di una “compagneria” che sembra intenzionata a vivere tutta la propria esistenza politica con lo sguardo rivolto al passato, o meglio ai momenti più drammatici o tragici di esso.

Una folle motivazione: vi sfasciamo il corteo perché vi siete accordati con SEL.

Letteralmente agghiacciante, infine, la motivazione venuta da alcuni (tipo il comunicato su Info-Aut di una ben nota area, “Volevano fare un comizio. E invece…”, che irride agli organizzatori, considerati venduti al centrosinistra e che inneggia ai distruttori che avrebbero impedito il subdolo piano) secondo la quale il corteo sarebbe stato demolito giustamente perché nascondeva un patto scellerato con SEL da parte di alcuni dei promotori (Uniti per l’Alternativa). Proprio dall’interno del Coordinamento 15 Ottobre era partita questa incredibile lettura di alcune proposte di corteo (segnatamente l’arrivo a Piazza S. Giovanni) da parte di forze che, malgrado la loro storica ultra-moderazione di piazza, hanno imposto uno scontro sulla distinzione tra sponsor di un ipotetico centrosinistra “rinnovato”, che avrebbero voluto depotenziare la protesta portandola a Piazza S. Giovanni e veri antagonisti, assediatori dei palazzi del potere, che volevano andare verso Piazza Venezia/Piazza Navona. Nelle settimane precedenti al corteo, questa accusa è stata ingigantita all’esterno con una litania, ripetuta ossessivamente su tutte le liste e in tutte le assemblee pubbliche, in cui si è distinta proprio quell’area politico-sindacale stalinista che pubblica su Contropiano i deliri contro “i nemici di classe”, creando l’humus ideologico e politico che ha fatto sì che il vero “palazzo del potere” da demolire diventasse il Coordinamento 15 ottobre e la manifestazione di Piazza S. Giovanni. In realtà, questi apprendisti stregoni, e gli altri che si sono aggregati fomentando l’ostilità verso gli organizzatori e le scelte di corteo “imbelle”, depotenziante la rivolta a favore di inciuci con il centrosinistra, rappresentano non già forze sociali incazzate ma gruppettari politicanti che vivacchiano su un estremismo parolaio e solleticano una radicalità di piazza parassitaria, che agisce solo con copertura di cortei di massa, usati vigliaccamente come “scudi umani”. Tutti costoro hanno pensato che, a causa delle posizioni assunte sul 15 dai COBAS e da altre forze, si fosse aperto uno spazio “a sinistra”, da occupare con un politicantismo analogo a quello delle caste istituzionali. Come COBAS, non sappiamo se l’offerta di posti parlamentari per le prossime (?) elezioni politiche nelle liste di SEL sia vera o no. Crediamo che Vendola negli ultimi tempi, come si dice a Roma, abbia cercato di vendere il Colosseo ad un sacco di gente. I diretti interessati negano e noi prendiamo per buone le dichiarazioni, anche perché l’ipotesi di un governo con parlamentari da Casini a Casarini (tanto per fare un nome) ci sembra fantascienza: uno schieramento del genere verrebbe fatto a pezzi. Ma quand’anche ci fosse del vero, l’idea che qualcuno, per dispetto, distrugga una manifestazione di centinaia di migliaia di persone (o solleciti a farlo) segnala l’incredibile degrado e la assoluta mancanza di scrupoli di una parte non irrilevante del mondo sedicente “antagonista”. Di certo l’accusa appare grottesca per quel che ci riguarda. Come COBAS, nelle due circostanze in cui il centrosinistra è andato al governo, siamo stati non solo assolutamente intransigenti nei confronti delle sue politiche neoliberiste: ma, tra le forze consistenti politico-sindacali siamo stati la principale nella lotta concreta e quotidiana (dal lavoro, alla guerra, dalle politiche sociali a quelle istituzionali) alle scelte dei governi Prodi 1 e 2, D’Alema, Amato: e per questo siamo stati ripetutamente accusati di “fare il gioco della destra”. E lo stesso succederà se a breve arriverà (?) un nuovo governo di centrosinistra, perché diamo per altissimamente probabile che le politiche di cui si farà carico saranno simili nella sostanza a quelle berlusconiane.

Il perché della scelta di Piazza S. Giovanni.

La nostra scelta, come quella della grande maggioranza del Coordinamento, di un corteo verso S. Giovanni, nasceva da considerazioni persino ovvie, se non si fosse stati accecati da un miserabile politicantismo e dal desiderio di esasperata conflittualità concorrenziale con le forze che apparivano più coinvolte nel processo di costruzione del corteo. Registravamo (e registriamo) una conflittualità sì diffusa ma dispersa e inadeguata alla enormità dello scontro in atto con i poteri economici e politici capitalistici: le mobilitazioni al Parlamento contro la manovra hanno raccolto per una decina di giorni non più di 500 persone, né in altri luoghi si sono registrate successivamente proteste davvero significative, malgrado l’incazzatura diffusa, i mugugni e i lamenti generalizzati. Avevamo bisogno di dare la possibilità a centinaia di migliaia di persone, nel quadro esaltante – finalmente – di una unità internazionale contro la crisi nella stessa giornata del 15, di venire a Roma per dimostrare che contro la gestione feroce che il capitalismo sta facendo della crisi, non c’erano solo piccole avanguardie: le avremmo volute tutte insieme in un corteo pacifico e che poi avessero potuto restare a Roma il più a lungo possibile per ingigantire la voglia di ribellione e di lotta popolare. E come potevamo realisticamente farlo, dicendo: venite in 200-300 mila, magari in mezzo milione, per andare a finire in una piazza (Navona o del Popolo) che ne contiene non più di 30 mila mentre gli altri assediano i palazzi del potere? E, ad agevolarne la venuta a Roma in massa, ci siamo riusciti: i partecipanti, in buona parte con mezzi propri, sono arrivati a valanga, ben più del previsto, attirati non da questa o quella forza, ma dal vastissimo schieramento, in apparenza unitario, che ha riprodotto i meccanismi di amplificazione già visti dieci anni fa a Genova. Sono venuti per darsi reciprocamente fiducia, per avviare una grande mobilitazione popolare, non per smontarla e umiliarla con i modelli degli sfasciacarrozze. Che chiamiamo così perché non li vogliamo schiacciare su questo o quel gruppo o identità, ma solo sulle loro modalità di azione. Ovviamente non pensiamo che essi siano tutti estranei ai movimenti, che vengano da Marte, o che siano prezzolati, infiltrati ecc.. Ma non accettiamo neanche la strumentale sociologia d’accatto che ne accetta le ragioni e le modalità d’azione in quanto sarebbero figlie della disperazione, dell’assenza di prospettive e soprattutto della rabbia. Come ha già ricordato qualcuno, anche i razzisti, gli xenofobi, i nazisti, gli autori di pogrom anti-migranti ecc. sono pieni di rabbia, ma questo non ce li rende vicini, né l’esaltazione delle azioni devastatrici del 15 ci approssima di un centimetro (anzi ci allontana irrimediabilmente) ai nostri obiettivi. In realtà siamo di fronte ad un mix cangiante, e indefinibile con un unico termine, di: a) gruppetti di politicanti di quarto ordine che esercitano da anni la funzione di sfasciacarrozze irresponsabili come modo di presenza politica e che organizzano in prevalenza giovani o giovanissimi, per lo più analfabeti politicamente, che si convincono, in mancanza di alternative per loro valide e comprensibili, che quella è l’unica forma di protesta radicale; b) ultrà da stadio che possono passare indifferentemente dagli scontri nelle curve a quelli in piazza e dove spesso destra e sinistra si mischiano in pratiche analoghe; c) giovani raggruppati ad hoc, modello black bloc nordico, che si ritrovano solo saltuariamente e nei grandi eventi con l’obiettivo di ottenere il massimo spazio mediatico per scuotere con l’uso della forza più scervellata il “popolo bue”. A questo mix, stavolta di 6-700 persone (ma in altri paesi si va ben oltre), si è solo apparentemente sommato almeno un altro migliaio di manifestanti che, pur intenzionato a concludere pacificamente il corteo a S. Giovanni ha reagito con la forza al demenziale e terroristico comportamento a Piazza S. Giovanni di reparti di carabinieri o poliziotti mandati scientemente allo sbando da parte del Ministero degli Interni, una volta compreso che si poteva assestare al movimento una botta micidiale per poi passare a lanciare una repressione preventiva nei confronti delle possibili lotte future. In effetti la distruzione del corteo sarebbe stata ancora evitabile senza l’apparentemente folle intervento delle “forze dell’ordine” nella piazza finale che, in parte, ha ripetuto il meccanismo di Genova. Nessuna traccia di esse in quasi tutto il corteo - e menomale - ma poi intervento improvviso e pazzesco in conclusione, con una truppa sbandata e mandata allo sbaraglio con caroselli ingestibili, dove hanno rischiato la pelle o comunque gravi conseguenze in primis i manifestanti ma anche agenti buttati in extremis nella mischia dal Ministero degli Interni.

Gli effetti concreti delle mitologie insurrezionali.

Se la piazza ci fosse stata lasciata libera, vi avremmo portato decine di migliaia di persone, concludendo comunque il corteo, come di fatto il nostro servizio di autotutela stava garantendo, portandosi dietro ancora tanta parte dei manifestanti. Ma la oggettiva manovra a tenaglia devastatori-Ministero Interni (non crediamo a collusioni soggettive, prendiamo atto degli effetti oggettivi), ha distrutto ogni possibilità del genere. E le ragioni le vediamo in questi giorni. A differenza di Genova 2001, quando gli apparati di polizia uscirono altamente screditati e sotto accusa a livello popolare e non poterono programmare atti repressivi significativi, stavolta il governo (ma anche il centrosinistra che al governo vorrebbe arrivare presto) sente di avere il vento in poppa e lancia un programma di leggi speciali, forti restrizioni della libertà di manifestare e arresti a tappeto da mettere in cantiere, per stroncare a priori possibilità di serie lotte future. Il tutto, purtroppo, sull’onda dello sconcerto che gli sciagurati comportamenti di piazza dei devastatori hanno provocato tra milioni di persone, pur ben disposte verso il movimento ma per le quali è inconcepibile che bruciare una abitazione privata con dentro gli inquilini, distruggere Madonne in piazza, bruciare auto che possono esplodere a qualche metro dai manifestanti, mettere bombe-carta nei cassonetti con effetti analoghi, cercare di incendiare l’autobotte dei Vigili del fuoco che cerca di spegnere gli incendi, possa far avanzare di un passo la lotta contro la crisi. In questo assalto preventivo ai movimenti, governo e “opposizione” di centrosinistra stanno andando naturalmente a braccetto: e la spiegazione l’ha data Di Pietro, che per primo ha invocato la riesumazione della nefasta legge Reale, in una trasmissione di Matrix a cui partecipavamo, affermando che, quando tra poco il centrosinistra andrà al governo, si troverà di fronte “lo stesso problema” (il controllo e il depotenziamento delle proteste e delle lotte) e dunque ben vengano leggi bipartisan in materia, qui ed ora. E’ alla luce di queste considerazioni che dobbiamo leggere la risposta e la resistenza ai caroselli e agli attacchi di polizia a S. Giovanni che hanno riguardato certo un buon numero di manifestanti che non aveva partecipato alle devastazioni: comportamenti che però non possono in alcun modo costituire una “riabilitazione” dei distruttori. Si tratta certamente di due fasi diverse: ma la seconda non giustifica la prima. E soprattutto l’esaltazione di tale “resistenza” ci pare fuori luogo. E’ assurdo trattare quella fase come addirittura l’alba della insurrezione di una nuova generazione, la Piazza Statuto dei precari. Davvero si crede che oggi il nostro problema sia come resistiamo/attacchiamo in piazza la polizia? Ci sono insurrezioni a portata di mano? O si pensa di poterle simulare, come con incredibili effettivi distruttivi hanno fatto negli ultimi due anni gli anarchici greci, con il risultato dei tre impiegati bruciati nei loro uffici, dell’allontanamento di una marea di gente dai cortei, fino alla gigantesca rissa a Piazza Syntagma nel giorno dell’ultimo sciopero generale con il servizio d’ordine del Partito comunista greco (KKE) che scaccia a bastonate dalla piazza 500 anarchici che attaccavano la polizia, lasciando a terra una quarantina di persone dei due schieramenti, e vi insedia un corteo di trentamila persone che, malgrado i tanti feriti, si sentono liberate da una minaccia?

Che fare adesso.

Ebbene, che fare ora? Le sensazioni della grande maggioranza dei manifestanti sono di profonda delusione, sconcerto, rabbia verso i devastatori e la gestione governativa delle “forze dell’ordine” ma anche di critica agli organizzatori per come non sono riusciti a gestire un corteo che 6-700 persone volevano attivamente buttare per aria. Il Coordinamento 15 Ottobre si è sciolto malamente, non avendo potuto neanche varare un comunicato unitario, anche se a suo merito resta la straordinaria riuscita della partecipazione. L’area che si considera antagonista è lacerata come forse mai in precedenza, al punto che non appare possibile nel breve periodo la riproposizione di un’unità generale che riproduca lo schieramento della manifestazione, malgrado la precipitosa marcia indietro di alcuni apprendisti stregoni, anche perché non si può evitare di constatare che, alla fin fine, nessuno si è avvicinato ad alcun palazzo del potere (e sì che volendo i vari gruppetti di sfasciacarrozze avrebbero potuto farlo) ma in tanti hanno dato una mano per demolire il “palazzo” del Coordinamento e la gestione del corteo verso S. Giovanni. Purtuttavia, la richiesta di spazi e di azioni comuni resta molto alta ed è sacrosanta. Crediamo però che tali spazi comuni non si possano più esercitare con chi non solo mette in campo pratiche incompatibili con la crescita di un movimento di massa e con la diffusione degli obiettivi anti-crisi a livello popolare, ma che ha dimostrato pure un disprezzo totale per la democrazia di movimento, lamentandosi per le sovradeterminazioni del quadro istituzionale sui movimenti ma poi mettendo in atto la più clamorosa delle prevaricazioni, imponendo a circa 300 mila persone la volontà di meno di un migliaio di essi. Sul resto discuteremo, tra noi e con tanti altri/e, organizzati o meno, sulle modalità e i temi della grande alleanza sociale, sindacale e politica anti-crisi, unico strumento utile per ottenere vittorie, che non affideremo di certo mai al quadro istituzionale ma neanche a salvifici partiti, presunti unificatori e guide dei movimenti. Fin d’ora invitiamo tutta la nostra organizzazione, e chi la pensa più o meno come noi, a dedicare la massima attenzione affinché tali livelli unitari si realizzino intanto a livello locale, soprattutto dove spazi unitari si sono già costituiti, guardando però non al gruppettarismo più deteriore e datato e alle sue sempre più insopportabili beghe concorrenziali, quanto a quelle centinaia di migliaia di militanti che non fanno riferimento ad una forza o all’altra, ma sono attirati da ampie alleanze (vedi ad esempio il caso emblematico di Genova che il 15 ha portato 1500 persone sull’onda del Decennale) e che per questo hanno risposto all’appello del Coordinamento e sono venuti/e in massa a Roma. Decisiva, per permettere a centinaia di migliaia di persone nei prossimi mesi di tornare in piazza, per estendere la lotta contro la crisi ma anche quella indispensabile contro la repressione (ed è l’effetto agghiacciante delle pratiche devastatorie che ci costringerà nell’immediato a dedicare tanto tempo alla lotta contro la repressione e il restringimento degli spazi democratici, piuttosto che alle nostre argomentazioni anti-crisi), sarà la massima chiarezza sulle pratiche e sulle modalità del manifestare. A tal proposito ci aiutano i no-Tav che hanno stabilito per la manifestazione in Valle del 23 ottobre quelle che un giornalista ha chiamato le "regole di ingaggio". E cioè, si manifesta: a) a volto scoperto; b) senza nessun atto di attacco; c) senza nessun uso di strumenti di offesa; d) chi non rispetta le regole è fuori dal movimento e dalla manifestazione. E i risultati si sono visti: una grande e bella manifestazione popolare che ha raggiunto, a differenza di Roma, i suoi risultati politici rispettando persone, territorio e beni comuni cittadini. Interessante soprattutto il quarto punto delle “regole”, perché sorge spontanea la domanda: chi fa rispettare, in analoghi casi, la volontà popolare diffusa e maggioritaria? E perché non si poteva procedere nello stesso modo a Roma il 15? Se la Val Susa è, come è, un bene comune che tutti vogliamo/dobbiamo salvaguardare, non lo è anche la città di Roma e qualsiasi altra città? Certo, non proponiamo una mitologia di strade, palazzi e monumenti, né riteniamo che in circostanze particolari (vedi le piazze egiziane o tunisine) altri scenari non si possano aprire e far cambiare comportamenti. Ma, qui ed ora, tra le cose da salvaguardare nelle prossime manifestazioni, oltre in primis alla difesa dei manifestanti, dei cittadini indifesi e delle loro piccole proprietà di salariati o gente del popolo, c’è anche un patrimonio collettivo che riguarda tutti/e. Se tali regole valgono per quello che attualmente è considerato il movimento più conflittuale d’Italia, possono andare bene anche per tutti/e noi nelle prossime manifestazioni. Peraltro non crediamo affatto indispensabile l’uso di “forze di dissuasione” per far rispettare regole del genere. Se c’è un accordo tra organizzazioni che si rispettano, hanno fiducia reciproca e non stracciano proditoriamente i patti, i distruttori non vengono perché sanno che non c’è trippa per gatti. E tutto ciò deve valere intanto a partire dal prossimo grande appuntamento nazionale, quello dei Movimenti per l’acqua pubblica per il 26 novembre, che i Comitati hanno fatto benissimo a non disdire: la revoca sarebbe stata un pessimo segnale di arretramento e di resa, mentre riprenderci la piazza, garantendola però dalla ripetizione dei disastri romani del 15, è obiettivo primario per tutto il movimento anti-crisi. Tutelare tutti/e i partecipanti a quel corteo, garantirne collettivamente la pacificità e la responsabilità, pur nella giusta indignazione verso un governo e verso una sedicente opposizione che vorrebbero cancellare i risultati del referendum, spetta certo in primis ai Comitati, ma con la assoluta collaborazione e partecipazione di tutte le forze che hanno contribuito allo splendido successo referendario che, ce lo ricordava giorni fa uno dei promotori del movimento, è la cosa più radicale, antagonista e anticapitalista avvenuta in Italia negli ultimi anni. Altro che le vetrine rotte e le macchine e i cassonetti incendiati !!!

Confederazione COBAS

D.L. n°138  del 13.08.2011

  (15.08.2011)

Probabilmente perché abbiamo buona memoria e sufficiente cultura, così, mentre si continua a parlare esclusivamente di denaro, noi insistiamo a ritenere che debba considerarsi prioritaria la difesa della libertà e della dignità dei lavoratori, come, del resto, recita il titolo della Legge 300/70 che scientemente, ormai è il caso di affermarlo, si limita a menzionare “Statuto dei lavoratori” dimenticando che è definita raccolta di norme a tutela della libertà e dignità dei lavoratori, quindi, a proposito del D.L n° 138 del 13.08.2011 (la manovra finanziaria “epocale”), in riferimento all’art. 8 comma 2, con il quale si supera l'art. 18 della predetta Legge 300/70, sentitamente ringraziamo per aver almeno mantenuto nullo il licenziamento discriminatorio ed il licenziamento della lavoratrice in caso di matrimonio, senza, per altro, imporre il “jus primae noctis”.

 
RINNOVO DEL CCNL

LE IMMUTABILI REGOLE E L’OPPIO DEI POPOLI

(10.08.2011)

C’è chi non è stato in grado di usare nemmeno la “decenza del silenzio” di fronte ai risultati conseguiti con il rinnovo del CCNL, siglato lo scorso 04.08.2011, e questo è insopportabile perché oltre al danno si aggiunge la beffa, quindi, sentiamo, più che mai, l’obbligo di precisare come stanno in realtà i fatti, cercando di essere semplici e chiari, per quanto ci è ed è possibile.

Nel precedente rinnovo del trattamento economico, relativo al biennio 2008-2009, datato 18.12.2008, fu sottoscritto, per il livello di riferimento, il livello “C”, un aumento del minimo tabellare mensile pari ad € 150,00, quindi pari a: € 150,00 / 2 anni =  € 75,00 al mese,  per ciascuno dei due anni per i quali valeva l’accordo, ed un importo forfettizzato -  “una tantum”  - pari, al livello “C”, ad  € 1.200,00, quale liquidazione del periodo pregresso 01.01.2008 - 31.12.2008 (12 mesi), cioè del periodo compreso (la precisazione non è dettata da pedanteria ma da quello che, incredibilmente, leggerete appena di seguito. Siamo arrivati anche a questo !!!) tra la data successiva quella di scadenza dell’accordo precedente e la data precedente quella d’inizio della applicazione dei concordati aumenti tabellari, quindi pari a: € 1.200,00 / 12 mesi = € 100,00  per ciascun mese del periodo medesimo.

Con l’attuale rinnovo del trattamento economico (incluso nel nuovo CCNL) che a differenza del precedente vale per tre anni (2010-2012), l’aumento al livello “C” del minimo tabellare mensile è di € 150,00, quindi pari a: € 150,00 / 3 anni = € 50,00 al mese,  per ciascuno dei tre anni, mentre l’importo della ”una tantum”, per il periodo pregresso 01.01.2010 - 31.07.2011 (19 mesi), e non 01.01.2010 - 31.12.2010  (12 mesi) come erroneamente riportato nel nuovo CCNL, è di € 1.500,00, quindi pari a: € 1.500,00 / 19 mesi = € 78,95 per ciascun mese del periodo medesimo. Tirando le fila, l’aumento del minimo tabellare mensile è diminuito di € 25,00, in termini percentuali di oltre il 33%, per ciascun anno di validità dell’accordo, mentre l’importo della “una tantum” per il periodo pregresso è diminuito di € 21,05 per ciascun mese, in termini percentuali di oltre il 21%.

Ma non basta, con l’accordo del 18.12.2008 si giunse “a regime” (pagamento del 100% dell’aumento mensile tabellare concordato) dopo 12 mesi di forfettizzazione (che rappresenta il ritardo nell’avvio del raggiungimento del suddetto pagamento “a regime”) e in “sole” 12 mensilità, con l’aumento diviso in tre “tranches”, mentre, con l’attuale accordo del 04.08.2011, si giungerà “a regime” dopo 19 mesi di forfettizzazione (con un incremento del periodo in termini percentuali di oltre il 58%) ed in 17 mensilità (con un incremento del periodo in termini percentuali di circa il 42%) con l’aumento diviso in quattro “tranches”, ed, altresì, si nota, come dato di ragguaglio, che, dopo 7 mensilità, con l’accordo 18.12.2008 era stato corrisposto lo 80% dell’aumento tabellare mentre, con l’attuale accordo del 04.08.2011, verrà corrisposto il solo 53%. Per quanto riguarda  la “una tantum”, vi è da rilevare che con l’accordo del 18.12.2008 (biennio 2008-2009) venne liquidata in un'unica soluzione, quindi al 100%, già nella retribuzione di gennaio 2009, mentre con l’attuale accordo del 04.08.2011 (triennio 2010-2012) verrà pagata in sei mesi essendo divisa in due “tranches”, la prima corrisposta con la retribuzione di agosto 2011, per un importo pari al 87%, e la seconda con la retribuzione di gennaio 2012 per un importo pari al restante 13% e, ancora non bastasse, dal pagamento di questa ultima verranno esclusi anche i lavoratori in forza al 01.08.2011, a cui spetta la prima” tranche”, se non continueranno ad essere in forza al 01.01.2012, rimarcando così l’iniquo principio secondo il quale per i neo assunti e per i part-time vale il pagamento in proporzione al tempo in cui si è lavorato nel periodo pregresso, interessato dal rinnovo contrattuale e liquidato con la “una tantum”, mentre è sufficiente cessare di essere in forza un giorno prima della data stabilita, nella circostanza il 01.08.2011 (e quindi il 31.07.2011), per perdere totalmente gli aumenti spettanti per l’attività lavorativa svolta in tutto il periodo medesimo, nel caso, ripetiamo, di ben 19 mesi, dal 01.01.2010 al 31.07.2011.

Tale contesto viene aggravato dall’inflazione reale o “avvertita”, ben più gravosa di quella “ufficiale”, e da un anno in più della durata dell’accordo, “condite” dalla mancata corresponsione della vacanza contrattuale che non si comprende per quale ragione è considerata i “quattro soldi” a cui poter rinunciare quando devono finire nelle tasche dei lavoratori.

In conclusione, diventeremo più poveri.

Si obietterà che si è però ottenuto l’ente bilaterale “anche con funzioni di sostegno al reddito” e recepita nel CCNL l’assistenza sanitaria integrativa (polizza sanitaria) a carico, entrambe, delle aziende. Con tale  affermazione si passa dal risibile al tragico. Infatti, oltre a rilevare che nell’accordo del 2008 venne sottoscritto anche l’incremento al 2% del contributo delle aziende alla previdenza complementare (fondo pensione ASTRI), più in generale, si vorrebbe forse far credere che il “do ut des “ - bisogna dare per ricevere - non valga nel nostro settore e quindi le aziende hanno dato senza ricevere nulla in cambio ?

La realtà è che sono sempre i lavoratori a pagare per ottenere quelle coperture previdenziali, ed oggi anche assicurative ed assistenziali, che proprio le “centrali sindacali”, cgil, cisl e uil, “parti sociali per definizione”, hanno permesso venissero ridotte, e continuino ad essere ridotte, al di più dopo grottesche, quanto sterili, sedicenti incertezze. 

In concreto i lavoratori, a causa di tale “politica”, pagano due volte. Pagano, con le tasse, un welfare - statale - che li tutela sempre meno e pagano, con la rinuncia a migliori trattamenti economici, per ottenere “doppioni privatistici” con i quali sopperire a tali vecchie e nuove carenze, accollandosi anche il costo aggiuntivo del loro stesso mantenimento a gestione riservata proprio alle aziende ed alle “centrali sindacali”.

Inoltre, facendo riferimento al “patriottismo economico”, citato recentemente dal Dott. Mario Monti, chiediamo: sono i settori meno colpiti dalla crisi a dover maggiormente contribuire a rilanciare il così detto “mercato interno”, dando possibilità di spesa con retribuzioni che quanto meno non impoveriscono ? La flessibilità ed il precariato producono incertezza e quindi contenimento dei tanto invocati consumi ?  La riduzione dei prezzi, ottenuta con la diminuzione del costo del lavoro, è utile ad incentivare gli acquisti a fronte della parallela riduzione del reddito ? Più in generale, la “Patria”  va ritenuta un fine od un mezzo ?

Per quanto attiene la parte normativa siamo in presenza del consueto, triste, “déjà vu”- già visto - dall’introduzione dei contratti di apprendistato alla nuova regolamentazione dei contratti a termine, passando attraverso l’applicazione dell’accordo interconfederale del 28.06.2011, mentre suscita, o dovrebbe suscitare, inquietudine l’introduzione del punto 28 all’art.9 “orario di lavoro” con il quale si concede alle rsa e alle aziende la possibilità, in particolare, di poter cancellare i turni continui ed avvicendati di cui ancora oggi “beneficiano” buona parte dei colleghi esattori, ancora oggi costituenti la maggior parte del personale impiegato nel settore.

Ma non basta, a “coronamento” del tutto viene ormai ritualmente affermato che più di così non si poteva ottenere, che bisogna rassegnarsi ad accettare le regole (ed infatti, ad esempio, nella circostanza non vi è stato un solo minuto di sciopero) e magari subordinare a queste stesse regole non solo le condizioni economiche ma anche i diritti,  come se fossimo di fronte ad un ineluttabile, infausto, destino il cui compimento si può solo ritardare. Mai, o al più a seconda delle convenienze, viene da voi detto che se tale è il destino allora dobbiamo e vogliamo cambiare le regole mentre noi lo continuiamo costantemente, coerentemente, ad affermare ed è questo, infine, l’autentico solco che ci divide.

 

SIAMO SEMPRE ALLE SOLITE 

(27.07.2011)

Passano gli anni, passano le proprietà, passa anche qualche segretario delle RSA, cambiano i contesti, ma alla fine siamo sempre costretti a fare i soliti sostanziali commenti, rischiando anche di diventare noiosi. Ma tanto è.

Così al comunicato aziendale del 25 luglio 2011 n°12/2011, con il quale si da notizia che a causa di mancata capienza i rimborsi fiscali sono solo parziali nello stipendio di luglio, le OO.SS. firmatarie del CCNL, e quindi cgil, cisl, uil, ugl e sla-cisal, replicano con il comunicato di oggi, 27.07.11, ed in solo nove righe ci “regalano due perle” da par loro.

Infatti definiscono il comportamento dell’azienda “sostanzialmente rispettoso dei dispositivi di legge”. Bene, anzi male, perché a noi, gente comune, hanno insegnato che i comportamenti o sono rispettosi della legge o non lo sono ed è proprio la capacità e l’abitudine a distinguere che, del resto, permette di non confondere gli innocenti con i colpevoli, la giustizia con l’ingiustizia, gli onesti con i disonesti, i leali con gli sleali, la verità con la menzogna.

Ma, per l’appunto, non basta, nello stesso comunicato le RSA rivendicano per il futuro di “veder ripristinata la corretta informazione preventiva alle OOSS”. Bene, anzi male, infatti oltre ad arrogarsi, di fatto, l'essere le uniche OO.SS. in azienda, dimenticando che la Costituzione riconosce tale qualifica anche alle OO.SS. non firmatarie di CCNL come la nostra (a proposito di legalità “sostanziale” di cui sopra), non chiedono, quindi, siano tempestivamente informati i lavoratori dei loro mancati rimborsi fiscali, ma, bensì, che siano loro, i “lor signori del sindacato”, ad essere preventivamente informati !!!

Comunque, per non essere accusati di inerzia nel merito, ci permettiamo di consigliare, in particolare, a “lor signori del sindacato” di leggere l’art. 19 del decreto del Ministero delle Finanze n°164 del 31.05.99 e s.m.i. nonché la circolare n°21/E del 04.05.2009 della Agenzia delle Entrate. Buona lettura !


COMUNICATO

(17.06.2011)

La CISL ha revocato lo sciopero.

COMUNICATO

(10.06.2011) 

COBAS del Lavoro Privato - Confederazione COBAS comunica che non aderisce  allo sciopero proclamato dalla CISL per il 17 e 19 giugno p.v. in quanto, ribadisce, che qualsiasi percorso vertenziale deve essere condiviso.

Sia ben chiaro, quindi, ancora una volta, che la nostra O.S. non è mai stata, non è e non sarà mai la "ruota di scorta" di chicchessia.  

COMUNICATO

(09.06.2011) 

In data 30.05.2011 "Autostrade per l'Italia" S.p.a., controllata interamente da "Atlantia" S.p.a., ha ceduto alla Toto Costruzioni Generali S.p.a. il 58% della propria partecipazione al capitale sociale di Strada dei Parchi S.p.a. concessionaria delle autostrade A24 (Roma-L'Aquila-Teramo) e A25 (Torano-Pescara).

Attualmente, quindi, la Toto Costruzioni Generali S.p.a. che detiene il 98% del capitale sociale di Strada dei Parchi S.p.a., mentre il restante 2% rimane in possesso di "Autostrade per l'Italia" S.p.a., assume il controllo della Società.

Nel contempo, l' Ing. Roberto Zianna è stato sostituito dall' Ing. Cesare Ramadori nel ruolo di Amministratore Delegato.

Alla Toto Costruzioni Generali S.p.a. gli auguri di buon lavoro.

COMUNICATO

(27.05.2011) 

Da quando si è credibilmente manifestata l’intenzione di “Autostrade per l’Italia” S.p.a. di cedere il controllo di “Strada dei Parchi” S.p.a. alla “Toto Costruzioni Generali” S.p.a. ci siamo imposti di non innescare, o alimentare, polemiche tra i/le lavoratori/trici in tale delicato passaggio, sebbene di motivi ne avevamo, e non pochi, a fronte delle manovre dei soliti “puparuoli” protagonisti delle solite “muine”, ma la pazienza, e soprattutto il buon senso, impongono dei limiti ed il primo di questi, oggi, è stato ampiamente superato.

Infatti, riportiamo di seguito il comunicato del 07.12.2010 di CGIL, CISL, UIL, UGL e SLA-CISAL:

Il giorno 6 Dicembre 2010 presso la Direzione Generale Anas si sono incontrate le scriventi OO.SS. e la Direzione Generale ANAS. Il tema del confronto come da nostra richiesta era l'informativa rispetto alla sottoscrizione del nuovo schema di convenzione e le notizie circa il possibile nuovo assetto della proprietà. Nello specifico è stata richiesta la consegna alle OO.SS. della nuova convenzione e garanzie rispetto al nuovo assetto azionario in particolare sulla tenuta occupazionale, sulla Direzione Generale di via Bona, e sulla continuità delle relazioni industriali. Vista l'assenza ad oggi di atti formali si è convenuto sulla necessità di tenere il tavolo e di riconvocarci al palesarsi di novità sostanziali.

Ebbene, dopo tale comunicato il silenzio assoluto, quindi, concludiamo, non hanno avuto, almeno da ANAS, nemmeno quell’unico, minimo, impegno ottenuto, nel precedente passaggio di proprietà, dal Gruppo Gavio all’attuale, di mantenere invariato il livello occupazionale dell’azienda per almeno tre anni. Nel frattempo, la trattativa tra “Autostrade per l’Italia” S.p.a. e la “Toto Costruzioni Generali” S.p.a. è proseguita, tutti gli atti sono stati sottoscritti ed approvati dalle Istituzioni preposte e nell’imminenza del passaggio di proprietà, noto ormai anche ai sassi, cosa succede ?

CISL da una parte, CGIL, UIL, UGL e SLA-CISAL dall’altra, proclamano lo stato di agitazione con minaccia esplicita (cisl) ed implicita (cgil & altri) di sciopero per ottenere, come hanno ottenuto oggi, un incontro con una proprietà che, come TUTTI presuppongono, tra qualche ora non sarà più la proprietà  e quindi, laddove anche fosse, impegni che tra qualche ora, di fatto, saranno solo carta straccia.

Tutto ciò ha, nel passaggio tra vecchia e nuova proprietà, un unico filo conduttore, quello di ostinarsi a definire “relazioni sindacali” tali dinamiche e ciò ci fa temere per il futuro dell’azienda e dei/lle lavoratori/trici, a fronte di un impegno finanziario di oltre 700 milioni per la rimanente durata della concessione.

 

 INCONTRO DEL 06.12.10 TRA ANAS E OO.SS. FIRMATARIE CCNL 

COMUNICATO DELLE SEGRETERIE RSA SDP

Filt–CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, UGL at, Sla-CISAL

Il giorno 6 Dicembre 2010 presso la Direzione Generale Anas si sono incontrate le scriventi OO.SS. e la Direzione Generale ANAS. Il tema del confronto come da nostra richiesta era l'informativa rispetto alla sottoscrizione del nuovo schema di convenzione e le notizie circa il possibile nuovo assetto della proprietà.

Nello specifico è stata richiesta la consegna alle OO.SS. della nuova convenzione e garanzie rispetto al nuovo assetto azionario in particolare sulla tenuta occupazionale, sulla Direzione Generale di via Bona, e sulla continuità delle relazioni industriali. Vista l'assenza ad oggi di atti formali si è convenuto sulla necessità di tenere il tavolo e di riconvocarci al palesarsi di novità sostanziali.

Roma, 7 Dicembre 2010. 

COMUNICATO COBAS del Lavoro Privato – Confederazione COBAS

Siamo abituati a considerare la realtà per quella che è e non per quella ci piacerebbe fosse, quindi non ci meravigliano i rifiuti di Strada dei Parchi S.p.a., ANAS S.p.a., Federreti e FISE (Confindustria) di qualsivoglia interlocuzione: dalla costituzione della RSU alla vertenza precari in Strada dei Parchi S.p.a. fino al rinnovo del CCNL unitamente ad USB (già RdB) ANAS. Del resto, il numero dei/lle nostri/e  iscritti/e e la mancata costituzione della RSU, proprio in Strada dei Parchi S.p.a, a causa  del mancato raggiungimento del quorum (solo il 13% dei/lle lavoratori/trici votarono) danno loro validi argomenti e ampia giustificazione, in termini di “politica sindacale”, a tal proposito.

Altra considerazione riguarda invece le OO.SS. dei/lle lavoratori/trici: Filt–CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, UGL Trasporti e Sla-CISAL, che ambiscono e perseguono la esclusiva titolarità nella rappresentanza dei lavoratori/trici anche di quelli/e con loro non iscritti/e, emarginando così, sistematicamente, qualsiasi opinione di dissenso con il pretesto che chi ne è portavoce non è firmatario del CCNL, pur ben sapendo come alle relative trattative viene a costoro negato di partecipare.

Tale “politica sindacale” venne, in particolare, già ben testimoniata anche in Strada dei Parchi S.p.a. dalla inutilità dei reiterati inviti informali e formali che all’epoca facemmo alle loro RSA e Segreterie Nazionali per la costituzione unitaria della RSU (prova ne sono le decine di raccomandate, con relativi avvisi di avvenuto ricevimento, e di fax con relativi riscontri di avvenuta trasmissione) nonostante da oltre 12 (dodici) anni, all’epoca, proprio il CCNL da loro firmato ne prevedesse, e ne prevede, la costituzione.

Evidentemente siamo degli “irresponsabili” da “tenere alla larga” ed infatti anche in Strada dei Parchi S.p.a le nostre lotte sindacali sono state caratterizzate da atti “irresponsabili” quali, per l’appunto, la richiesta di rispetto delle sentenze del Tribunale di Roma (come avvenne per i/le precari/ie vincitori/trici di causa a riguardo della propria stabilizzazione) e la richiesta di rispetto del loro stesso impegno a riguardo della possibilità di autentica scelta democratica della rappresentanza sindacale estendendola, con la costituzione della RSU, alle OO.SS. non firmatarie il CCNL ed a tutti/e i/le lavoratori/trici non iscritti/e ad alcuna O.S. (ricordiamo che nel nostro Paese i/le cittadini/e non iscritti/e ad alcun Partito politico, la stragrande maggioranza, hanno comunque il diritto di voto), riconoscendo, così, il diritto costituzionalmente garantito al dissenso anche nel luogo di lavoro come avviene nel resto della società, ad iniziare dalle Istituzioni quali il Parlamento, i Consigli Regionali, Provinciali, Comunali, Municipali, per finire ai “media” quali RAI, quotidiani e periodici di “opposizione” finanziati con fondi pubblici.   

Ovviamente di tutto ciò non ne facciamo un dramma, ma per trasparenza e coerenza, che da sempre sono nostre uniche prerogative, non possiamo esimerci dall’affermare che l’atto compiuto da Filt–CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, UGL Trasporti e Sla-CISAL, di richiedere ed ottenere, senza renderci partecipi, un incontro con ANAS S.p.a. a riguardo di eventi importanti per le sorti di Strada dei Parchi S.p.a., quali  l’eventuale futuro passaggio di proprietà e la nuova convenzione, oltre ad avvalorare ulteriormente la tesi della loro “insaziabile” volontà di esclusiva titolarità nella rappresentanza dei lavoratori/trici emarginando sistematicamente qualsiasi, anche solo lontanamente possibile, dissenso, merita di ricordare che il nostro Sindacato, non è stato, non è e non sarà mai “ruota di scorta” ovvero “firmatario di cambiali in bianco” per nessuno quindi se Filt–CGIL, Fit-CISL, UIL Trasporti, UGL Trasporti e Sla-CISAL hanno ottenuto, ancora una volta, dalle controparti, la esclusiva titolarità nella rappresentanza di tutti/e i/le lavoratori/trici, anche di quelli/e con loro non iscritti/e, sia ben chiaro che se ne assumono per intero, senza “se” e senza “ma”, da subito e per il futuro, l’intera, esclusiva, responsabilità.

Per concludere, rileviamo dal loro comunicato che per quanto attiene la chiusura definitiva della vertenza precari/ie in Strada dei Parchi S.p.a, ancora una volta nel “tavolo”, nell’occasione con ANAS, non è stata spesa una sola parola, a differenza, ad esempio, della “continuità delle relazioni industriali ”. 

Roma, lì 08.12.2010.   

 

STABILIZZARE I PRECARI

11.06.2011

 

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA

 

Dott. Giulio TREMONTI

C’è stato un abuso eccessivo di forme di tempo determinato. Servirebbe un limite a quegli strumenti contrattuali. Un conto è la flessibilità, un altro l’abuso.

26.05.2011

IL PAPA

BENEDETTO XVI

Non ultima fra le avversità della vita c'e' oggi la difficoltà ad accedere ad una piena e dignitosa occupazione: mi unisco, perciò, a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo, che compromette la serenità di un progetto di vita familiare, con grave danno per uno sviluppo autentico e armonico della società

 

08.04.2011

 

Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

 

Cardinale Angelo BAGNASCO

Ci si augura che il precariato sia sempre una fase estremamente transitoria, il più possibile breve per poter diventare lavoro a tempo indeterminato e per dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita.
Dall'altra parte il tema del precariato se per un verso è stato ed è a volte una possibilità, come dire "meglio che niente", dall'altro lato se il precariato diventasse stabile non raggiungerebbe lo scopo che si è prefisso.

08.11.2010

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Dott. Giorgio NAPOLITANO

La famiglia è una straordinaria risorsa per l'intera collettività, è fondamento insostituibile per lo sviluppo e il progresso di una società aperta e solidale. Sostenere e salvaguardare il miglior svolgimento delle sue funzioni costituisce una doverosa attuazione dei principi sanciti al riguardo dalla carta costituzionale. La complessità dei temi all'esame della Seconda Conferenza Nazionale sulla Famiglia richiama tutti i soggetti istituzionali all'esigenza di affrontare con determinazione e lungimiranza i problemi principali che ostacolano il formarsi delle famiglie: la precarietà e l'instabilità dell'occupazione, la difficoltà di accesso ai servizi e sostegni pubblici e la loro disomogenea distribuzione sul territorio nazionale.

05.11.2010

 

IL GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA

 

Dott. Mario DRAGHI

Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l'accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità.

Senza curarci di possibili letture di comodo dettate da insinuazioni appartenenti a malevola retorica, pubblichiamo, di seguito, la lettera pervenutaci da un precario di Strada dei Parchi S.p.a. in causa a difesa della stabilizzazione ottenuta nel 1° Grado di Giudizio. La pubblichiamo perchè rappresenta una realtà vissuta, giorno dopo giorno, da molti e da tanti, troppi, anni e da tanti, troppi, sconosciuta o dimenticata.  

Oggi, salvo imprevisti, dovrebbe svolgersi l'udienza del 2° Grado di Giudizio della mia causa contro SdP, ed anche stavolta mi piace "dichiararmi".

Ricordo, come fosse ieri, quante e quali motivazioni spinsero me e gli altri ad intraprendere una strada che sapevamo lunga e piena di avversità. Si cercava un riscatto dei diritti per troppo tempo negati e già questo portava un senso alto a quella scelta.

Per mia fortuna, non dimentico come eravamo e dove volevamo andare... io non lo dimentico. 

Nel frattempo, non pochi hanno operato scelte "borghesi", abbandonando una linea ed adottandone un'altra, per mero opportunismo, e citando un famoso testo di Roger Waters, hanno "barattato un ruolo nella battaglia, con uno di leader in una gabbia".

Io però non sono solo ed ai miei compagni di battaglia va tutto il mio rispetto.

A Natale i sentimenti più profondi per aver fatte sue, le nostre rivendicazioni, ed aver ispirato costantemente le nostre azioni: mai sarà riconosciuta a sufficienza la sua estrema lealtà. Alleato vero.

A tutti, per il coraggio di schierarsi dalla parte giusta.  

Comunque vada oggi per me, anche se dovessi incappare in una avversa Sentenza, nessuno potrà togliermi la soddisfazione incommensurabile di aver trasformato un sogno in realtà.

 

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28-1-2012

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